Il 21 giugno mi iscrivo all’agenzia. Ivano è già iscritto da qualche mese e sta cercando, come tutti, il grande amore…

Io ho 35 anni e tanta sofferenza alle spalle. Ho due figli di 11 e 12 anni. Il piccolo è affetto da una grave forma di autismo. Da anni sono sola, separata senza mai essermi sposata, ora la voglia di cambiare, la consapevolezza di meritare l’Amore e di essere pronta per accoglierlo.

Ivano è  un giovanotto di 37 anni, il classico scapolone. Di giorno lavora come tecnico informatico e la sera è  impegnato come allenatore di calcio. I suoi weekend li passa al campo nei vari tornei o allo stadio a tifare la Magica Roma, ha poco tempo lui per trovare la sua donna ideale.

Il profilo che avevo indicato all’agenzia al momento dell’iscrizione partiva da un’età minima di 40 anni ma ogni tanto mi venivano passate schede di persone più giovani. E quindi ecco che mi arriva la scheda di Ivano.

Avevo già incontrato altri uomini e con uno di loro ero uscita almeno sei o sette volte, ma nonostante questo, la foto di Ivano con le cuffie da operatore video (sua grande passione) mi ha subito attratto, mi ha dato un’idea di freschezza gioia e serenità. Ho visto in quella piccola foto i tratti di un ragazzo buono e semplice, caratteristica oggi giorno molto rara!

Acconsento a dare il mio numero e lo stesso fa lui. Iniziamo a sentirci e le nostre chiacchierate sono molto piacevoli. Le telefonate s’intensificano e la sera quando Ivano torna a casa dagli allenamenti io gli faccio compagnia via cavo mentre lui guida lungo tutto il raccordo.

Gli racconto dei miei figli e della mia situazione familiare e lui è sempre molto attento e gentile quando parlo dei bambini, spesso mi chiede come stanno e queste accortezze gli fanno guadagnare punti.

In particolare una sera delle tante durante una delle nostre lunghe telefonate di compagnia a rientro dagli allenamenti, mio figlio che dormiva già da ore scoppia a piangere, immediatamente lascio la telefonata e corro a vedere cosa sta succedendo. Niente di grave ma Ivano ha passato tutta la notte ed il giorno seguente a chiedermi aggiornamenti e a confortarmi.

Decidiamo di incontrarci. Io ero molto emozionata.

Come è andato il nostro primo incontro?

Uno schifo!

Lui si presenta vestito da giocatore di basket americano, io, che stavo attraversando un’importante trasformazione fisica e quindi avevo un guardaroba non aggiornato arrivo vestita da signora di 60 anni (me lo confiderà lui solo dopo qualche mese). Lui mi stava davvero antipatico, era scostante e dava l’idea di essere anche molto altezzoso. Io mi sentivo più sua zia che un’ipotetica fidanzata…

Prendiamo un aperitivo, parliamo del più e del meno, e arriva l’ora di congedarci perché lui deve andare ad una cena. Ma è proprio mentre ci salutiamo che passa un’altra ora. Il discorso si fa più intenso, scaturito da una mia sincera affermazione riguardo al proseguimento della nostra storia. Gli dico che non è obbligato a richiamarmi e se non ha un reale interesse. Non mi sarei offesa di un addio in quel momento, e non ero interessata solo a conversazioni telefoniche ma ad un rapporto vero e proprio.

E in quel momento lui mi dice le parole che aspettavo di sentire da una vita: “Non voglio continuare a vederti solo per te, ma anche perché ormai sono affezionato ai tuoi figli!”

Io non sto nella pelle dalla felicità! Ci salutiamo e dopo soli 20 minuti arriva la sua telefonata.

Ci siamo visti una seconda volta e in quell’occasione io avevo aggiornato il guardaroba e lui era dolce come al telefono poiché l’imbarazzo ormai era passato.

Trascorriamo quel pomeriggio di fine estate tra castelli, sagre, passeggiate sul lago. E alla fine Ivano osa un abbraccio intorno alle mie spalle. In quell’abbraccio mi sono sentita “al mio posto” come gli ripeto ancora oggi.

Salutandoci gli dico che se vogliamo vederci ancora deve conoscere i miei figli e decidere se “il pacchetto” va bene o meno. Così organizziamo una merenda a casa mia.

Preparo Ivano all’incontro con mia figlia adolescente e molto sensibile e con mio figlio autistico non verbale.

Non potrò mai dimenticare la scena: Ivano entra dal cancello, mio figlio era fuori con me e gli si avvicina subito. Arrivato momento della cena mia figlia G. ha detto: mamma, apparecchio anche per Ivano?

Ed è così che non è più andato via.

Dal 21 dicembre 2015 Ivano è venuto a vivere con noi, accentando di cambiare città, modificare le sue abitudini, fare il papà dall’oggi al domani, conoscere il mondo dell’adolescenza femminile e quello dalla disabilità mentale.

Io ho iniziato a vivere di più la casa ora che sento che lì, tra quelle mura, c’è una vera e propria famiglia.

Ora mi sento anche una moglie, una mamma, oltre che una libera professionista.

A luglio del 2016 ci siamo trasferiti in una casa scelta da entrambi molto più adatta ad una famiglia come la nostra. I bambini crescono felici, adorano Ivano come lui adora ed ama loro. Mio figlio AR ha avuto degli enormi progressi, lo dicono anche i suoi terapisti e non si può non associare questo alla presenza di Ivano che ogni giorno riesce a insegnargli nuove cose e con il quale ha un legame particolare del quale siamo tutti sorpresi, fatta eccezione per loro due che se la vivono in maniera naturale, come se fosse sempre stato così. Oggi la vita trascorre felice, serena e tranquilla, piena di quel quotidiano che tanto desideravo avere e piena di fuochi d’artificio tipici delle coppie innamorate e piene di progetti. Il numero a cui sono legata per molti motivi è il 21: questa storia è iniziata il 21 giugno 2015 e di altri 21 si è felicemente arricchita. Il più importante sarà il 21 maggio 2017 giorno in cui oltre a festeggiare il compleanno di Ivano celebreremo il nostro matrimonio. Ringraziamo tutti voi che ci avete fatto incontrare e auguriamo un’incantevole storia d’amore a tutti coloro che nell’Amore credono e meritano !

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